Biografia

Bodhi Avasa nasce in Galles nel 1947 da madre anglo-francese e padre per metà tedesco e per metà indiano, e cresce come un ragazzo di campagna. Molto di quello che diventerà il suo modo di condividere nasce dal contatto con la natura e dall’ambiente dei primi anni della sua infanzia.

Il giorno del suo nono compleanno viene travolto, sera dopo sera per quasi dieci mesi, da una profonda paura della morte. Non avendo nessuno a cui rivolgersi, non gli resta che stare con la sensazione. Anni dopo la riconoscerà come una preparazione a ciò che doveva accadere.

A quindici anni lascia casa e si imbarca nella marina mercantile britannica alla scoperta del mondo, già consapevole di cercare qualcosa che non poteva essere trovato in nessuna delle cose di cui aveva fatto esperienza.

Dopo una serie di momenti di chiarezza durante la giovinezza, all’età di ventitré anni avviene il risveglio, in una piccola comunità cristiana a Blockley, in Inghilterra. In una sola notte la paura della morte ritorna e, con essa, la visione che ciò che egli è non può morire: la stanza, e il senso di essere qualcuno separato da essa, si dissolvono nella luce, e la luce nel nulla. Nessuna pratica spirituale, nessun metodo, nessun guru. Se mai ne è esistito uno, la Vita stessa è stata il suo cammino. La condivisione inizia quel giorno stesso, quando le persone cominciano a sentirsi attratte da lui in modo naturale.

Solo alcuni anni più tardi incontra gli insegnamenti di Ramana Maharshi e trova una parola per ciò che era accaduto. Negli anni successivi nascono attorno a lui tre comunità in cui si vive consapevolmente a partire dall’Unità.

Per oltre quarant’anni condivide questo messaggio in incontri e ritiri in tutta Europa, ovunque venga invitato, e soprattutto in Italia. Ha sempre detto con chiarezza che l’illuminazione NON è qualcosa di spirituale, ma di ordinario e per niente speciale. È questo che rende il suo messaggio così semplice e disponibile, e che permette a tutti di vedere che ciò che era vero di lui è già vero anche di loro.

“Siamo già tutti e siamo sempre stati un Unico Essere.”

Avasa non si è mai considerato un maestro e non ha mai accettato il classico rapporto guru/discepolo, che ai suoi occhi non fa che aumentare il senso di separazione tra le persone. La sua condivisione era Advaita in modo diretto: immediata, essenziale e piena di umorismo. Ogni domanda e ogni atteggiamento erano benvenuti, a volte con una lunga risposta, a volte con una battuta che riportava subito il ricercatore alla verità del momento. I suoi incontri e ritiri erano pieni della gioia e delle risate di amici che avevano riconosciuto la stessa cosa e che amavano condividerla.

Quando non era con gli amici viveva in modo semplice, immerso nella natura.

Muore nel 2016.

Le sue parole restano su questo sito, negli scritti e nelle registrazioni audio e video. Avasa ricordava spesso che, quando un maestro muore, il messaggio rischia di trasformarsi in religione, e che ciò che viene condiviso deve arrivare da una forma vivente: “Il maestro morto appartiene al passato. Questa è una condivisione viva.” E diceva anche: “Il maestro non va mai da nessuna parte. Il maestro è la sorgente, il vuoto che non viene e non va. E può apparire ovunque, in qualsiasi momento, e spesso lo fa in altre forme.”

“Questo messaggio può essere condiviso solo nell’Amicizia.”

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Ciò che arriva ATTRAVERSO questa forma non viene DA questa forma.
È un’espressione diretta del Vuoto e, sia che questo sia realizzato o meno come tale,
è espresso direttamente AL Vuoto.
Avasa