Satsang a Palermo – Italia, giugno 2006
Avasa: Certamente non puoi mai rimuovere la paura della morte a livello di concetto. Il livello concettuale non ti sta permettendo di toccare la paura, di assaggiarla, di sentirla. Nell’istante in cui provi ad affrontare alcunché a livello concettuale, ti stai togliendo dal livello percettivo e stai togliendo energia dalla sensazione di quel livello, per crearne invece un ragionamento mentale. E’ un modo di evitare di toccare, di attraversare, di permettere in modo totale. Tutto quello che è richiesto è che tu riconosca il meccanismo che è in piedi. Il meccanismo è lo spostarsi da un livello percettivo ad uno concettuale. L’unica cosa di cui hai davvero paura è la paura stessa. Hai paura di sentire paura. E come dici tu, non riesci a scapparne via. Ad un certo punto dirai “Ok, affrontiamola totalmente”. Sei preoccupato di fare esperienza di una sensazione, solo una sensazione, non è paura, è solo una sensazione, su cui la mente ha appiccicato un’etichetta chiamandola paura. Perché la mente sa che nel momento in cui l’abbracci pienamente e la attraversi, esci dall’altra parte della morte, e riposi nell’Eterno, sei già morto.
E nel momento in cui accade, si scopre che colui che credeva di essere vivo, attorno al quale si costruisce l’intera mente psicologica, sono solo immaginazione, e quindi muore. Tu sei preoccupato in realtà di eliminare quel qualcuno che immagini di essere. Quando sei pronto a fare questo, accadrà. Altrimenti stai solo supportando l’illusione di colui che credi di essere. Tu non sei un qualcuno che può morire. Una volta che lo sai, la paura della morte non sorge più nella tua Coscienza. Allora puoi dormire tranquillo la notte.
E’ una sensazione, tutto qua. E’ intensa, ma se sei pronto ad abbracciarla, non è più spaventosa, sebbene raggiunga un punto in cui la mente potrebbe chiamarla terrore, saresti comunque pronto a permetterle di accadere, e nell’istante in cui lo fai, rideresti del fatto che hai ritardato così tanto quel momento, perché una volta che l’hai attraversato vedresti con chiarezza che non sei qualcosa che può morire, e quindi non avresti più paura della morte in quanto la vedresti solo come un’idea, un concetto. Tu non sei qualcosa che muore. Non c’è via d’uscita, devi abbracciarla, o mentre il corpo è ancora in vita o al momento della morte, quando hai riconosciuto quello che ogni essere umano alla fine riconosce, ovvero che non muori nel corpo, perché sei l’Eterno. Perché ritardare questo riconoscimento? Incoraggialo, invitalo ogni mattina, invitalo la notte quando vai a dormire!
Partecipante: Sono terrorizzato, non posso!
Avasa: Puoi, perché questo corpo l’ha fatto! Sono tutti corpi, tutti lo possono fare… ciò che uno può fare anche un altro lo può. Abbiamo conosciuto una signora che aveva lo stesso problema, aveva ricevuto lo stesso invito, direi e alla fine l’ha condotta a passare due anni in un reparto psichiatrico, da dove ci ha telefonato implorandoci di incontrarla per parlarle. Invece è andata a finire che è venuta lei. Ho continuato a sorriderle, era ovvio che fosse in uno stato molto traumatico. E lei ha detto: “Perché, pensi che sia divertente?”. E io ho risposto, “ Beh, vedo che non alternative rimaste”. Hai provato a scappare via da questa cosa, e l’unica opzione rimasta è quella che tu, colei che immagini di essere, non sceglierebbe comunque. E alla fine il risultato sarà che giungerai all’illuminazione”. Si è svegliata la mattina dopo, dicendomi “NON voglio affrontarla, nell’istante in cui la sento, voglio solo scappare via”. E allora le ho risposto “Bene, e che alternative hai? Vuoi scappare via da questa sensazione togliendoti la vita? Indovina un po’ cos’è che in quel caso accadrebbe negli ultimi cinque minuti prima che il corpo muoia?”. Mi ha guardato e ha detto, “Beh, allora non posso farlo vero?”. Le ho replicato “No, ma puoi dare il benvenuto a questa sensazione e avere altri quaranta anni di vita nel riconoscimento di quello che sei”. E’ stata dimessa dalla clinica la mattina dopo e l’abbiamo incontrata dopo due giorni, e da signora amorevolmente sorridente ha dato satsang per una ventina di minuti. Il suo fidanzato era però un pochino scioccato, non la riconosceva più. Puoi scappare da questo fino a che il corpo muore, e poi dovrai affrontare questa cosa, come chiunque qui che non l’abbia ancora fatto. Quello che stai facendo in questo momento è che stai dicendo a te stesso attraverso questa forma quella che è l’ultima opzione rimasta. Nessun personaggio immaginario sceglierebbe la propria morte, il che significa che non hai alternative, accadrà. Ricorda solo che di dare il benvenuto a tutto questo e di abbracciare quella sensazione e quando arriverai dall’altra parte sarai completo di forma vivente ma assente di colui che credevi vivesse in essa. Che cosa hai da perdere? (Risate). L’unica cosa che muore è un concetto. Ciò che sei non può mai morire, perché non è mai nato, è l’Eterno. Ma colui che ci si immagina di essere, muore, il concetto, l’idea si dissolve. Ne vale la pena per farsi una buona dormita, no? Dimenticati dell’illuminazione.
Partecipante: Potrei farlo solo per dormire bene. Voglio davvero dormire. E’ meglio che vivere.
Avasa: Dipende da quale lato della morte sei… (Risate).
Partecipante: Grazie per la risposta. Mi sento senza speranza.
Avasa: Bene, allora vuol dire che hai smesso di creare idee per scappare da questa cosa. Allora può davvero solo accadere.
Partecipante: Sono convinto che non morirò mai.
Avasa: Bene.
Partecipante: E la cosa mi preoccupa molto.
Avasa: Beh, mi dispiace dirtelo, ma hai ragione.
Ciò che viene condiviso qui è un messaggio completamente radicale e senza compromessi. Non ha prescrizioni e non suggerisce assolutamente nulla da fare. Non ti chiede di essere in un certo modo, ma piuttosto ti dice che non ti è richiesto di essere affatto.
Parla di ciò che è sempre stato presente e lo è proprio ora, ma che è stato ed è completamente trascurato. Cerca di descrivere un paradosso.
Quando nasciamo il senso di separazione tra il corpo e ciò che lo circonda non è presente; poi, dopo qualche anno, sorge l’identità e tutti intorno a te ti confermano che sei una persona reale, dotata di libero arbitrio e di scelta, che devi impegnarti per diventare degno, appagato… che devi far funzionare la tua vita. È presente una sensazione di contrazione, che diventa il centro da cui sembrano sorgere tutti i pensieri, le emozioni e le azioni. Ora sei qualcuno e la vita ti accade: devi difenderti dalle minacce, cerchi il piacere ed eviti il dolore. Credi davvero di poter fare tutte queste cose. Diventiamo ricercatori, in cerca di qualcosa che possa colmare un’insoddisfazione sottile, un senso di mancanza sottile ma profondo. Ciò che questo messaggio descrive è che la convinzione di avere un’identità, un me separato tra altri separati in un mondo separato, è un’illusione. Non c’è nessuno e non c’è mai stato. Tutto semplicemente accade e non c’è mai nessuno che abbia il controllo di qualcosa.
Non c’è nessuno, proprio ora, che stia leggendo queste parole, anche se qualcosa lì è fermamente convinto del contrario. C’è solo QUESTO, ed è NIENTE che appare come QUESTO. Non può essere capito né afferrato dal me, ma qualcosa lì può risuonare, perché questa è la vera natura di ciò che è. In QUESTA TOTALITÀ tutto può sorgere, perfino la sensazione che la separazione sia reale, e quella sensazione può cadere. Non c’è alcun bisogno né alcuna causa perché ciò accada. L’illusione può restare fino alla morte, oppure può crollare proprio ora.
Quando questo è visto (da nessuno) diventa chiaro che ciò che abbiamo sempre desiderato non se n’è mai andato. C’è solo tutto e niente. QUESTO è pura gioia, amore e libertà.
Emozioni, pensieri e sensazioni possono ancora sorgere in Questo, ma non appartengono a qualcuno di separato. Non c’è più sofferenza personale, c’è solo un flusso di energia.
Il vedere QUESTO non è un’esperienza che puoi far accadere facendo qualcosa, perché in questo vedere tu non ci sarai. QUESTO non appartiene a nessuno.
Il vedere QUESTO, il cosiddetto risveglio, la liberazione o l’illuminazione, può accadere oppure no. Non c’è direzione né scopo nella VITA. Non c’è nessuno lì che possa farci qualcosa. Anche quando un tu immaginario si sente senza speranza e senza aiuto, c’è solo mancanza di speranza e mancanza di aiuto che accadono.