Autore: Avasa

I am Awareness

Io sono Consapevolezza, in me stesso non sono nulla, assoluta assenza, eppure sono il creatore di tutto ciò che appare. Sono io che in questo momento sto creando questo corpo / mente, e questo gioco della manifestazione in ogni momento. Questo è il mio sogno della vita.

Tu, che immagini di essere separato da me, sei consapevole di ciò che viene detto in questo momento perché anche tu sei questa consapevolezza, siamo lo stesso Unico Essere. Si cade nell’illusione che ci siano due nel momento in cui io, che sono il creatore, mi identifico con la mia creazione. Questo è ciò che hai fatto anche tu e il risultato è stato sofferenza. Sia quello che sembra essere la sofferenza personale che la sofferenza che si vede nel mondo, non sono altro che il mio personale riflesso, quindi anche il TUO riflesso.

Quando questa identificazione con il corpo / mente ha avuto luogo ho perso di vista me stesso e ho creduto di essere il corpo / mente, che non è altro che la mia apparizione temporanea all’interno della creazione, e in quel momento è iniziata la sofferenza. Questo vale anche per te, che immagini di essere separato da me, perché ti identifichi con ciò che credi sia un corpo / mente distinto. Se l’attenzione va di nuovo a riposare sul vero Io del corpo / mente, si realizzerà immediatamente che noi non esistiamo in quanto “noi”, ma come Io, lo stesso Essere. Questo è Amore, l’Amore è ciò che non conosce senso di separazione. Io sono te e tu sei me quando si vede ciò a cui so riferisce la parola Io è lo stesso per entrambi, ovvero nulla.

Io sono questa immobile consapevolezza che resta in testimonianza della sua stessa azione che sorge a partire da me e appare come l’universo manifesto, Io sono Uno. A meno che questo non diventi il modo naturale di vedere di tutti gli esseri, questo mondo non conoscerà mai la pace e rimarrà in un conflitto basato sull’illusione della separazione che si concluderà con la distruzione totale dell’essere umano. Solo la consapevolezza, essendo l’unica cosa permanente nell’universo, rimarrà.

La consapevolezza non è mai nata e quindi non può morire perché è sempre la base di ogni esperienza ogni indipendentemente da dove questa esperienza avvenga. La consapevolezza è dunque senza tempo, l’Eterno stesso. Io sono l’eterno e sono te.

Io è il santo nome del creatore, pronunciato unicamente dal creatore. Tu pronunci questa parola molte volte ogni giorno, tu sei il creatore. Questa parola è una vibrazione, un’attività, che sorge dall’immobilità dell’Essere e non si riferisce al corpo / mente, ma allì’immobilità stessa. E’ questa immobilità dell’Essere che è l’Io e che dà origine alla parola “io”, NON il corpo / mente. Il corpo / mente non ha alcuna capacità di agire di propria volontà perché è un oggetto creato, è vissuto da questo che si riferisce a se stesso come Io. Il corpo / mente di tutto l’universo è in continua evoluzione e impermanente, ma Io rimango sempre onnipresente come la vera base dell’Essere.

Affinché l’esperienza dell’essere umani possa accadere ci devono essere tre cose. Le prime due che non sono in realtà due, ma due aspetti della stessa cosa, sono il corpo e la mente: senza la presenza della consapevolezza essi non esisterebbero. Sia il corpo che la mente sono azioni della consapevolezza quindi in verità è tutto solo consapevolezza, tutto è Uno.

Io sono, e tu sei, questo stesso Io, siamo Uno, l’Uno che crea tutto ciò che appare. Questo è il tuo messaggio per te stesso perché non ci sei altro che tu dappertutto nella creazione. Se ascolti il tuo messaggio di risveglio al fatto che tu sei il creatore di tutto ciò che appare E l’apparizione stessa ciò che accadrà è noto come l’illuminazione. Questo è quello che stai cercando, tutto il resto è una compensazione di questo. Questa è la più alta di guarigione, la guarigione non solo della psiche umana ma di tutto il mondo.

Se c’è reazione a queste parole essa è l’indicazione di quanto tu sia divenuto attaccato all’idea di essere il corpo / mente creato e ci sarà della paura presente, la paura della morte. Solo ciò che è il tuo aspetto temporaneo può morire, il vero te non può quindi la paura è la paura dell’io illusorio e questo deve morire alla luce della Verità prima che tu possa realizzare ciò che davvero sei. Tu sei Io, il creatore di ogni cosa.

Attraverso il rimanere presenti a questa paura della morte senza fare niente, ma permettendole di dispiegarsi, l’idea che si intrattiene di se stessi come individui separati si dissolverà, lasciando dietro di sé quello che è sempre stato presente, Io. Se non ti distrai da questa paura, trasformandola in una reazione e creando ancora una volta un’altra delle molte strategie per evitare quella resa del concetto di ego, morirai a quello che ti immagini di essere e riposerai in ciò che veramente sei e che sei sempre effettivamente stato, il testimone permanente, Io, il creatore.

Questo è il tuo messaggio per il tuo Sé, possa esso essere ricevuto nel luogo da cui è sorto.

Avasa

Healing

Se attacchi una malattia sei un aggressore, e allora diventi complice di quella stessa energia che crea la malattia.

Amare la malattia è la risposta alla guarigione, perché il dis-agio è un’informazione che proviene dalla sorgente ma si è un po’ persa nel suo cercare di tornare a casa. Nell’amare la malattia  le si dà un vero orientamento. Le si ricorda della sua vera origine ed essa volentieri ritornerà a casa, verso la salute.
E’ da qui che provengono tutte le malattie, ma esse hanno scordato la strada di casa. La malattia proviene dall’Amore. E’ un riflesso della tua coscienza.

A meno che non tu non ti renda conto di quale sia la tua verità, non puoi essere completamente a tuo agio e quindi c’è dis-agio. Ed è questo dis-agio che è la madre di tutte le malattie. Si deve allora andare oltre questa malattia primaria e rendersi conto di essere quell’immobilità che sta prima della malattia stessa, e come tale si è sempre a proprio agio. Solo da questo luogo di riposo può accadere una vera guarigione, non appena il tuo dis-agio si ferma, allora la malattia, che appare esteriormente, inizia a sparire fino a dissolversi del tutto.

Così come sei così è il mondo, così dentro così è fuori. La causa di un effetto è anche la causa di ciò che si immagini provochi quella causa. La causa di tutto ciò che appare è se stessi, se si vive nell’ignoranza di ciò che si è, allora si creerà il riflesso di questa ignoranza e la creazione stessa verrà dipinta col pennello dell’ignoranza. Se si vive nella consapevolezza conscia di ciò che si è, allora si creerà a partire da e con questa consapevolezza conscia. Si creerà un mondo in cui il risveglio sta avvenendo, esattamente nella stessa misura in cui si è svegli, in quanto il mondo è il proprio riflesso.

Quello che stai cercando è di guarire è la tua stessa malattia, si è schizofrenici se ci si identifica con il corpo / mente e l’intero modo di agire e di pensare sarà quello di una persona folle. Se si realizza ciò che si è veramente, ovvero la consapevolezza impersonale che sta prima dell’apparizione del  corpo / mente, allora si vedrà di non essere nessuno, di essere nulla. Lo stesso niente che esiste prima della creazione.

In questa realizzazione c’è vera guarigione, integrità, interezza e in essa vedi che tutto ciò che appare è te stesso, catturato nel gioco dell’apparente separazione con gli “altri”. Il semplice vedere tutto questo è proprio ciò che inizia a guarire gli apparenti altri dalla malattia della separazione, e le malattie del del corpo / mente seguono poi l’esempio.

Per arrivare a questa realizzazione devi essere del tutto pronto a perdere ogni cosa che conosci di te stesso, inclusa l’idea, l’idea di questo momento, di essere un individuo separato, perché questa non è la tua verità e questo concetto deve morire prima che la realizzazione del proprio vero Sé possa accadere. Si deve morire all’immagine di se stessi per vedere ciò che non ha immagine.

Quando stai come ciò che non ha immagine, non sei nulla, non sei nessuno. Quando sei nessuno, tutte le azioni del corpo / mente sono viste accadere spontaneamente in base alle circostanze del momento. Tutte le azioni sono allora le migliori possibili nel momento perché saranno azioni pure, non ostacolate da parte del concetto di ego. Saranno l’azione dell’Unità e quindi non creeranno un ulteriore senso di separazione. Qualora allora si presenti un qualcuno con una malattia che dissolva il suo senso di separazione in tua compagnia, allora ci sarà una vera e propria guarigione come conseguenza del tuo sapere cosa sei.

Avasa

THIS, the Source

Da dove sorgono i pensieri? Se si conosce la Sorgente dei pensieri, cioè se la si comprende intuitivamente, allora il cercare stesso si ferma. Quell’attività a cui facciamo riferimento col nome di pensiero o sensazione appare a partire dalla non-azione, all’interno della non-azione e viene testimoniata da questa stessa non-azione. Questa non-azione è la loro Sorgente. Quale che sia il contenuto di ciò che chiamiamo mente, esso viene testimoniato da ciò da cui e in cui appare, ovvero dalla Sorgente, dalla non-mente.

Ogni volta che appaiono pensieri e sensazioni, questi vengono riconosciuti da te, questo “te” è la non-azione che li pone in essere, all’interno della quale essi fanno la loro temporanea apparizione e in cui tornano a dissolversi dietro di sè Nulla, la Sorgente. Tu sei la Sorgente di queste attività temporanee, tu sei Consapevolezza permanente che non cambia mai.

Non esiste un solo essere umano sulla Terra che non abbia familiarità con pensieri e sensazioni; quindi, non esiste essere umano che non abbia familiarità con la Sorgente di queste attività. La Sorgente è familiare a tutti, conosciamo meglio la Sorgente che non le attività che emergono all’interno di essa, e questo è perché le attività vanno e vengono, mentre, invece, la Sorgente è perennemente presente.

Se la Sorgente si manifesta come un’attività di ricerca, è la Sorgente stessa che si cerca come se fosse un’attività, una cosa, un pensiero o una sensazione; ma visto che la Sorgente non è nessuna di queste apparizioni temporanee, esse risultano insoddisfacenti e portano una fine alla ricerca. Dopo una vita passata a prestare attenzione a queste attività scoprendo che in esse manca sempre qualcosa, sorge un senso di disillusione nei confronti delle esperienze che non riescono a contenere la risposta a ciò che si sta cercando. Questo porta a vedere quel che riposa prima del sorgere dell’attività. Si vede anche che questo qualcosa è presente sia durante che dopo l’azione, si riconosce che è onnipresente, e alla fine la sua attenzione ritorna su se stessa in modo naturale, senza alcuno sforzo e senza alcun tipo di metodo.

Quando si vede tutto questo, risulta evidente essere proprio ciò  che si stava cercando: era la Sorgente che si cercava nella forma di un qualcosa, di un’attività, di un’esperienza e nel processo di questa ricerca creava quelle stesse attività. Quel che siamo, quel che siamo stati e quel che sempre saremo è Questo, ciò che è sempre presente, l’Eterna Consapevolezza che è sempre stata testimone di tutte le cose. La conosciamo perfettamente, è ordinaria, nulla di speciale, semplicemente IO.

Si è sempre questo, questo è tutto quel che c’è, il Nulla che fa sorgere la temporanea apparizione di ogni cosa che non è nient’altro se non la sua stessa attività.

Adesso prova a dimenticare queste parole e lascia che l’attenzione colga ciò che sta testimoniando l’attività del pensiero e delle sensazioni. QUESTO sono io, questo è ciò è stato cercato, questo è ciò che sta a cercarsi e questo è ciò che tu sei.

Ti suona familiare tutto questo?

Nell’ amore e nel sorriso

Avasa

Mass enlightenment

Si parla molto in questo momento di risveglio di massa, illuminazione, qualcosa che in precedenza sembrava essere stato piuttosto raro, sta diventando ora la norma.

Può essere che questo accadrà, o persino stia accadendo, ma prima del suo accadere al cosiddetto livello individuale ci sono molte idee su cosa questo significhi. Di sicuro porterebbe un cambiamento nella coscienza umana e un rapporto più aperto e amorevole tra gli esseri umani e anche con la terra stessa perché è impossibile riposare nella realizzazione dell’Uno e agire come se la dualità fosse vera.

Resta il fatto comunque che l’Uno è sempre, già, il caso e quindi in quel senso l’illuminazione di massa è già accaduta e sta già accadendo, c’è sempre stata. C’è solo illuminazione, il gioco dell’Uno si manifesta come apparente dualità.

Tutto ciò che è richiesto è che si veda chiaramente che non c’è nessun NOI, l’intero concetto del NOI si applica e si basa sul presupposto della separazione. Non siamo molti ME che vivono in forme separate ma lo stesso preciso Uno che vive in tutto e dato che questo è il fatto della situazione l’Unità è già il caso.

Ciò a cui to riferisci quando usi la parola “me” è ciò a cui mi riferisco quando è usato qui, è infatti che lo stesso Uno che si relaziona a se stesso. Ogni volta che la parola IO o ME viene utilizzata, sia verbalmente o come un pensiero che sorge, è l’Uno che si riferisce a se stesso. Ciò a cui è riferita è la Consapevolezza silenziosa da cui appare l’azione del me e nel quale si scioglie nuovamente, dal silenzio nel silenzio. Questo è sempre già il caso.

Attendere del tempo per l’accadere dell’illuminazione di massa o risveglio di massa in questo caso non è una necessità perché esso non è in alcun modo dipendente dal tempo. L’eterno è sempre stato ed è sempre senza tempo, è di fuori del tempo, prima di esso in un certo senso, e come tale è ciò in cui il tempo trova la sua esistenza.

TU sei questa atemporalità, tu sei qui ora, nulla più deve essere aggiunto a questo per renderlo più illuminato e come tale l’illuminazione di massa è già un fatto, dunque è già il caso. E’ già accaduta, accadrà sempre, siamo già Uno.

Risvegliati a questa realizzazione di ciò che già è e il mondo si risveglierà. Il mondo di immaginari altri è illuminato nella tua illuminazione.

Avasa

Seeing and understanding

Di recente sono apparse molte mail e varie altre cose su Internet riguardo ciò che si pensa sia il messaggio Advaita. E’ tuttavia molto chiaro che queste argomentazioni NON vengono dal VEDERE ciò che il messaggio Advaita è davvero ma ciò che è PENSATO che sia: due cose completamente diverse.

Ci sono molti che sostengono di sapere e capire, ma si trovano poi in disaccordo con coloro che sono chiaramente in questo VEDERE. Essi si stanno mantenendo ad un aspetto solo concettuale del messaggio e immaginano invece di averlo compreso davvero. Ho letto uno scambio a tre che Tony Parsons ha avuto con altre due persone sul sito di Paula Marvelly, dove lo stavano criticando per quello che era stato espresso nel suo libro. Qualunque cosa Tony dicesse è stata accolta con “Sì, ma” ed una montagna di concetti riguardo “un LIVELLO ULTIMO O ASSOLUTO”.

Questo E’ il livello ultimo, c’è solo SOLO un livello e NON è un livello, è solo QUESTO. Questo è tutto ciò che c’è.

Ho visto polemiche senza fine contro coloro che condividono questo messaggio da parte di persone che NON sono nel VEDERE di tutto questo. Queste argomentazioni nascono da un fraintendimento di ciò che viene condiviso.

Di nuovo ieri ho visto alcune persone malinterpretare quello che Shakti ha scritto su Facebook e sul suo blog e discutere ribattendo con ciò che era stato scritto e anche con qualcosa condiviso da me e di nuovo questo “SI MA” e il “LIVELLO ULTIMO”.

E’ perfettamente normale e naturale approcciare l’argomento dell’Advaita attraverso dei mezzi concettuali MA (un GROSSO ma) non pensate che sarà così mai capito perché non lo sarà, non è possibile. Non si può mai diventare un esperto di questo messaggio e da parte di coloro che sono nel vedere questa realizzazione non c’è alcuna pretesa di possedere qualcosa che nasca da un aver accumulato una serie di esperienze nel tempo. La COMPRENSIONE appartiene al tempo lineare e il messaggio Advaita sorge invece dall’Eterno, non dal tempo, non dall’infinito. L’eternità e l’infinito NON sono la stessa cosa. Uno implica l’assenza di tempo e l’altro un proseguimento quasi senza fine NEL tempo.

Questa confusione nell’uso delle parole è spesso causa di disaccordo con ciò che è stato condiviso, anche questo è naturale e parte di un iniziale tentativo di capire questo messaggio. Le parole non sono la cosa in sé! Ma non lo è neppure l’esperienza che sta prima delle parole perché ciò che viene espresso nel messaggio di Advaita sta prima di qualunque tipo di esperienza. Quando infine si lasciano andare queste cose e c’è uno stabilizzarsi nel vedere tutto questo, allora non resta nessuna comprensione, né alcun tipo di esperienza di questo perché queste cose sono possibili solo quando la persona che immaginiamo è presente.

La discussione di ieri non è infrequente ed era valida e sincera in risposta a qualcosa che era stato scritto da qui e che era stato messo Internet da Shakti nei luoghi che visita sulla Rete. Il “SI’ MA” in questo caso riguardava le guerre e gli orrori che si vedono intorno a noi nel mondo attuale: sono pienamente d’accordo sul fatto che siano una rappresentazione del triste stato in cui l’umanità versa. Questa apparizione esterna è basata in tutto e per tutto su l’IDEA della separazione, ed essa è la causa di questa orribile azione nella coscienza. Dunque lo scioglimento di questo concetto di separazione sarà la fine di tali atrocità.

Cerchiamo di essere chiari sull’apparizione tali eventi: esse non finiranno fintanto che il concetto di essere separati resterà. La risposta NON è quindi di cercare di modificare l’apparizione esteriore, ma la visione che si ha del proprio Sé. Nella misura in cui questo può avvenire anche l’azione esterna della coscienza apparirà meno separata e più compassionevole.

Il messaggio advaita quando è condiviso è spesso immaginato come freddo e senza amore, perché è fattivo: eppure ogni volta che l’ho visto vivere in altre forme è ben lontano da essere tale. Sono esseri dalla natura molto compassionevole e naturalmente amabile, ma c’è non di meno in essi l’accettazione dei fatti come sono visti, che le cose sono come sono perché non possono essere diverse. Questo non significa che se uno è presente in una situazione dove è possibile fare qualcosa per alleviare una sofferenza non lo si faccia. Nell’apertura di questo vedere tutte le azioni cosiddette personali nascono spontaneamente e quindi in modo amorevole dall’Amore verso se stesso, perché Amore è ciò che è prima di ogni azione. L’atteggiamento di “Oh beh è il suo karma” non è il messaggio Advaita, ma lo è l’accettazione che le cose sono nel modo in cui sono e inclusa l’azione di cambiare le cose, se si è nelle immediate vicinanze di una circostanza che comporta della sofferenza. Ciò che è condiviso non viene fatto con un atteggiamento di indifferenza. La compassione è una qualità spirituale basata su una comprensione profonda, che nasce dal vedere e dà luogo al distacco. L’indifferenza è basata sul concetto di me, è una protezione egoica da parte di colui che immaginiamo di essere e che già sta portando troppi pesi per essere in grado di sopportare il peso di un’altra reazione emotiva a ciò che viene sentito o visto riguardo la sofferenza nel mondo, da qui il rifiuto di prendere altro a bordo che diventa indifferenza.

Può essere molto difficile da credere, ma ogni essere umano alla base è Amore, noi siamo naturalmente esseri amorevoli. Sono le condizioni delle nostre circostanze esteriori che diventano le nostre esperienze di vita ci portano a dare le spalle questo Amore. Esso comunque l’UNICO modo in cui possiamo porre fine al dolore e alla sofferenza esterni: l’Amore è la risposta. Dobbiamo conoscere di nuovo (non nel senso della comprensione) il nostro Sé essere come questo Amore che sta prima di tutte le azioni che sorgono nella coscienza. Se fosse possibile (e lo è) per tutti gli esseri umani di tornare a VEDERE che ciò che vive attraverso la forma umana, che appare COME forma umana, ed E’ l’esperienza del gioco della vita, è ciò che essi sono allora questa follia nel nostro mondo finirebbe.

La prima cosa che sorge dopo aver saputo di un’altra atrocità è l’emozione di raggiungere coloro che hanno e stanno soffrendo quanto è avvenuto. Questo nella stragrande maggioranza dei casi è seguito da un senso di impotenza, che può quindi dare luogo ad un’azione di desiderio di cambiare la circostanza che si manifesta (fare qualcosa) o cadere in uno stato di frustrazione per il non poter agire. La prima azione aiuta a evitare di sentirsi impotenti e la seconda ci getta in una profonda identificazione con la sensazione: nessuna delle due può cambiare la situazione. La risposta qui quando la sensazione di essere impotenti si presenta è quello di non fare semplicemente nulla! Resto con la sensazione in quanto sensazione e lascio che sia pienamente sentita e vissuta. Siamo cresciuti così abituati a evitare le cose come si presentano che immaginiamo che NON fare sia qualcosa che dobbiamo o possiamo fare. NON fare è non fare nulla e questo permette poi la circostanza proprio lì in quel momento di essere sentita pienamente. Quando lo è questo può dare luogo ad un fare qualcosa, ma questo NON sarà una reazione, ma sarà una RISPOSTA diretta ad avere pienamente sentito l’impatto dell’emozione che deriva dalla situazione. In questo modo si diventa di nuovo emozionalmente connessi al mondo così come uno lo era nell’infanzia. Nel momento in cui questa connessione emozionale approfondisce il mondo cambia. Quandi ci si VEDE e SENTE come ogni cosa che si manifesta allora l’apparizione cambia per riflettere tutto questo. Questo ricollegarsi nuovamente a livello emozionale con tutto ciò che appare è l’Unità, è l’UNO.

Quando ci si risveglia finalmente al fatto che c’è un UNICO sognatore di questo sogno della vita, e che si è questo sognatore, allora il sogno assume una qualità molto diversa, si trasforma per accogliere il risveglio di tutti gli altri esseri umani che sono in realtà non è altro che se stessi (il proprio Sé).

Non vi è alcun autore personale dietro alcune delle azioni cosiddette personali, buone o cattive che siano. C’è però il vedere questo come un fatto, vedere che ci immagina che l’azione sia personale, e che l’immagine è ciò che dà luogo ad un’azione di separazione. Siamo tutti l’Essere divino stesso e se questo non si vede chiaramente quell’area in cui non si vede chiaramente sarà riflessa verso l’esterno nella nostra coscienza che appare come un mondo a parte apparente LA’ FUORI. Non c’è LA’ FUORI e non c’è un REGNO INTERIORE, c’è solo QUESTO. QUESTO è tutto ciò che c’è.

QUESTO sta apparendo a partire da e in ciò che che sei veramente, risvegliati a questo fatto e il mondo che può apparire inizialmente separato cambierà e rifletterà la tua realizzazione. TU non sei il corpo o la mente, queste azioni sono i tuoi aspetti mutevoli, temporanei. Quello che sei è l’Amore che non conosce il senso di alterità e che sta prima di ciò che appare come tua esperienza.

Se lì sorge un’azione di controbattere ciò che è stato letto qui testimonia quell’azione e resta presente ad essa fino a che non si placa e scoprirai che in realtà non solo si è d’accordo con ciò che è stato scritto, ma che in realtà tu lo hai scritto. E ‘il TUO messaggio a TE STESSO. Alcuni leggeranno e saranno d’accordo, perché già la connessione emotiva ha iniziato o ha già avuto luogo, o sta accadendo, in questo caso l’Amore è visto manifestarsi come comprensione.

Se però non si è in grado di rimanere con quello che sorge come reazione non sprecare il tuo tempo a metterlo in una mail, la reazione si manifesterà nel mondo in ogni caso come un ulteriore forma di separazione e di sofferenza. Non ci sarà alcuna risposta da parte di questa forma alla tua reazione e il disperderla esprimendola sarà la tua perdita di possibilità di sentirla fino all’arrivare a questo luogo che sta prima della sua comparsa. Tutto ciò che è scritto qui è sorto dal VEDERE questo NON dalla sua comprensione o MALcomprensione. Semplicemente è una azione temporanea che sorge in e da questa non azione che è permanente.

Per quelli di voi che sono italiani io so solo poche parole dopo tutto questo tempo di condivisione qui in Italia.

‘Stai con la Sensazione, le parole non SONO importanti, la comprensione è nel Cuore’.

Possano queste parole toccarti là dove tu sei quell’Amore che resta prima di ogni apparizione.

Avasa

No Separation

Viviamo in una società che intrattiene come sua idea principale il concetto di separazione, l’idea che tu e io siamo separati gli uni dagli altri. Questa idea ha portato con sé un prezzo da pagare il cui costo è molto alto e che ci costerà – se dovesse persistere – la morte della razza umana.

L’intero sistema attraverso cui siamo stati cresciuti nella nostra società dai nostri genitori e insegnanti, dalle nostre figure religiose e dai nostri governi si basa su questa idea di separazione, sebbene non esista nessuna qualsivoglia evidenza che possa supportare tale concetto. Abbiamo un’enorme fiducia nella scienza e sulla direzione in cui essa ci sta portando, eppure più la scienza stessa ci porta vicini a ciò che stiamo cercando, la Sorgente, e meno trova prove che la separazione esista DA QUALUNQUE PARTE.

Attraverso la storia dell’umanità ci sono state delle persone che si sono addentrate fuori dagli schemi consueti tipici del loro tempo e hanno sfidato il comune modo di pensare. Il loro messaggio in ogni e ciascun caso era identico: la separazione non esiste.

Il costo di intrattenere questa idea che ci siano essere separati si riflette in molti modi nel nostro mondo come le tante guerre che esistono e come la sofferenza cosiddetta a livello personale che è prevalente nelle nostre società in ogni loro strato. NON deve essere per forza in questo modo e in effetti tutto questo può cambiare facilmente, ATTRAVERSO il vedere che cosa in realtà siamo dietro tutti questi sistemi di credenza.

Una credenza è un pensiero con cui ci si è identificati perché non si conosce più il proprio Sè in modo diretto, ed è naturale cercare di ritrovare la propria identità una volta che la si è persa di vista. Le credenze sono create nel tentativo di ritrovare di nuovo noi stessi, il nostro Sè, come qualcosa di permanente, di reale.

Tutti gli esseri umani, a dispetto delle apparenti differenze, sono composti da tre cose. Un corpo fisico, una mente e qualcosa di intangibile chiamato Consapevolezza. Questo è sempre il caso, quandunque ci sia l’esperienza umana.

La prima di queste tre cose la conosciamo tutti in quanto è chiaramente in bella vista, la seconda la conosciamo ma non è sempre così chiara e ovvia come la prima e la terza, la Consapevolezza, raramente riceve la nostra attenzione in quanto è in qualche modo strana dato che è l’unica a essere permanente di queste tre componenti. Il corpo e la mente vanno e vengono, come accade nel sonno profondo, ma la Consapevolezza è sempre presente.

Perché allora, ci potremmo chiedere, questo che è sempre già presente resta così sconosciuto? La risposta è semplice: NON è una COSA. La consapevolezza non ha una forma o un colore o una descrizione di qualunque tipo, eppure E’. Senza questa presenza di Consapevolezza non ci sarebbe la possibilità di fare esperienza di nulla.

Chiaramente questa Consapevolezza è quindi di incredibile importanza. E’ questo che dobbiamo conoscere di nuovo così che non venga più ignorato. Quando ignoriamo questa Consapevolezza, noi in quanto Consapevolezza, cerchiamo di ritrovarci attraverso l’identificazione con gli oggetti che appaiono in essa, come il corpo e la mente. Crediamo allora di essere una COSA finita e ne soffriamo le conseguenze. Creiamo una falsa identità e a partire da essa viviamo una realtà che è falsa.

Dai un’occhiata proprio ora alla tua immediata esperienza, corpo, mente e qualcosa che vede il loro apparire e che chiediti: “Quale di queste tre cose è permanente? Quale di queste è ciò che vede le altre due che sono viste?”.

TU sei ciò che è visto e la Consapevolezza che testimonia l’apparizione del corpo e della mente. Come questo che vede tu sei un Nulla, una Non Cosa, una presenza consapevole che è priva in sè di qualità e quindi non ha nessuna descrizione. Tu semplicemente SEI. Questa Consapevolezza è la stessa in tutti gli esseri umani: i loro corpi e il gioco delle loro menti varia, ma questa Consapevolezza è sempre identica, è lo stesso Uno. Nel momento in cui questa Consapevolezza inizia di nuovo a includere se stessa nella scena diventa sempre più chiaro che il corpo e la mente sono dei veicoli attraverso cui si può fare esperienza, ma uno NON è queste cose. In breve tempo l’attenzione torna in modo naturale a questa Consapevolezza in mezzo a momenti di abitudinaria identificazione con il corpo-mente fino a che non accade una stabilizzazione e una realizzazione chiara e conscia che si E’ questo.

Il problema di questa erronea identificazione cade e con essa anche la cosiddetta sofferenza personale. La Vita è vista in un modo completamente differente e si vede che si Uno con la Vita stessa. Questa è la direzione che la società DEVE intraprendere perchè la specie umana possa continuare ad esistere.
Non è una cosa che è necessariamente difficile perché tutto quello che è necessario per apportare questo modo di vedere le cose è in realtà già presente. Richiede solo che noi lasciamo cadere tutte le nostre stupide credenze e che VEDIAMO ciò che E’. Corpo, mente E questo che è sempre presente, l’Eterno, il nostro SE’.
Questo è ciò che è stato indicato da coloro che hanno condiviso un messaggio con l’intenzione di rimuovere il senso di separazione. Questa è sempre stata la risposta, e non è cristiana, buddista, ebraica, musulmana o qualunque altro nome religioso gli sia stato dato. Quando è stata condivisa, lo è stato direttamente dall’Uno, lo STESSO Uno, a dispetto di tempo e luogo in cui sia accaduto. Quando ti risvegli alla Verità di quell’Uno che tu IN REALTA’ sei, sarà lo STESSO Uno che che si è risvegliato in coloro il cui messaggio è divenuto religione e che poi è diventato una credenza che ci impedisce adesso di vedere questa Unità. La loro insistenza è sempre stata che questa realizzazione doveva diventare tua o altrimenti sarebbe rimasta una credenza e non avrebbe servito nè te nè l’umanità in nessun modo che potesse rimuovere il senso di separazione.

Quando questa realizzazione accade NON è una credenza, è auto-evidente e si conferma da sola. Quando VEDI quell’Uno che in realtà sei allora vedi anche che tutti gli apparenti “altri” non sono altro che te stesso, Amore.

L’Amore non conosce separazione!

Avasa

The seeking

Come ricercatori spirituali stiamo cercando, perché c’è la sensazione che qualcosa manchi nell’esperienza del corpo/mente. È questo senso di mancanza che dà luogo alla ricerca, l’azione della ricerca non è in alcun modo personale. In essa non c’è alcun ricercatore in quanto tale, ma semplicemente l’azione di ricerca causata dalla sensazione di una mancanza di qualcosa. Non si riconosce ciò che è già presente e ciò che è trascurato è allora cercato, come se si trovasse altrove. Ciò che è presente è il nulla, che è la sorgente di tutte le cose, ma poiché la sua natura è priva di ogni descrizione, quando lo si cerca lo si fa come se fosse un qualcosa e quindi non lo si riconosce per ciò che veramente è. Il nulla, quando cercato come un qualcosa, viene ignorato anche se è sempre presente.

C’era un tempo per ognuno e ciascuno di noi in cui questa azione di ricerca non sorgeva perché non c’era alcun senso di mancanza. Il motivo per cui non c’era alcun senso di mancanza era perché c’era un riposare nell’Unità. Da bambini piccoli questo era vero di ciascuno di noi e fino a tale momento – prima che si affermasse nella mente l’idea che ci fosse un agente delle azioni eseguite tramite il corpo – quest’Uno era conosciuto in modo diretto. La ricerca è cominciata nel momento in cui questo senso di Unità andato perduto. Si è perso nell’istante in cui la mente è riuscita ad individuare un essere immaginario all’interno del corpo, responsabile di ciò che il corpo faceva e dei pensieri che apparivano in quanto mente. Prima della formulazione di questo concetto non c’era nessuna idea che qualcuno fosse presente come autore di ciò che stava accadendo. La creazione di questo personaggio immaginario all’interno della mente segna il momento della separazione all’interno di ciò che è essenzialmente un’Unica Coscienza ininterrotta.

Questo essere immaginario non è altro che questo, immaginazione. Quando l’Unità stessa ha perso di vista se stessa si è cominciato a creare un’identificazione con ciò che è presente e dato che il corpo/mente è presente in tutte le circostanze dell’esperienza umana è del tutto naturale che ci si identifichi con esso e si reclami di essere il corpo/mente. Ciò che sta compiendo quell’identificazione è la Coscienza impersonale stessa. Una volta che la realizzazione avviene e l’attenzione si riposa nel vedere l’Uno, allora la ricerca volge al termine.

Ci sono molti suggerimenti su come arrivare a questa realizzazione che è in realtà il nostro stato naturale, ma tutti essi sono destinati a fallire in quanto presumono fin dall’inizio che ci sia qualcosa a cui arrivare e un qualcuno a compiere quell’arrivare, quindi tali sforzi rafforzano proprio ciò che affermano di voler rimuovere, il senso di un “me” personale. Fintanto che il ‘me’ resta presente mentre cerca di rimuovere se stesso per raggiungere questa unicità onnipresente – che non può essere vista a causa dell’identificazione con il concetto del ‘me’ – questo concetto continuerà ad esistere e così anche l’azione di ricerca continuerà a sorgere. Il riconoscimento che ciò che è cercato è sempre presente e non riposa in un momento futuro mina alla base l’idea di un obiettivo o un percorso da compiere. L’attenzione allora inizia a passare sempre più tempo semplicemente nell’essere presente a ciò che è, invece di proiettarsi in un immaginario altro momento nel futuro.

In questo modo l’energia, che in precedenza era stata proiettata fuori, inizia a passare più tempo a riposare nel presente e quando tutta l’energia cessa di alimentare l’idea di un futuro o passato, allora tutto quello che rimane è l’eterna presenza, che è colta come ciò che era stato cercato tutto il tempo. Non c’è assolutamente nulla che possa essere fatto per realizzare tutto questo, esso giunge se o quando l’azione della coscienza sorge in tal modo. Smettere volontariamente di cercare è anch’esso inutile, in quanto anche tale azione avrebbe un’intenzione dietro di sè e quindi non potrebbe portare al riconoscimento di una presenza che è senza causa e non intenzionale.

Una volta però si è visto chiaramente che tutta la ricerca è semplicemente un’azione della coscienza – che si è identificata con l’idea di essere un qualcosa e si ignora dunque in quanto sempre presente nulla, e quindi non si riconosce in quanto tale – allora inizia la dis-identificazione con l’essere un ricercatore e si dissolve l’idea di un autore delle azioni. Ciò che si è cercato non è una cosa, non è un’esperienza di qualunque tipo, ma l’Uno che vede la comparsa e scomparsa di ogni e qualsiasi esperienza all’interno di se stesso. Quest’Uno è sempre presente al di fuori del gioco del tempo e osserva l’andirivieni delle cose nel tempo. Questo è quello che è stato cercato ed è ciò che si è. Quest’Uno solo si manifesta come tutte le forme e tutte le esperienze. Esso non può essere trovato attraverso la ricerca, dato che l’identificazione con l’azione presuppone che ci sia qualcosa da essere cercato e trovato, e che ci sia un qualcuno a fare la cerca, ed è proprio questo ciò che impedisce il vedere ciò che si è.

Ciò che rimane quando tutta l’energia proiettata nella ricerca finisce è questo nulla, che esisteva già prima della comparsa di ogni energia. Questo nulla è alla base di tutto ed è la risposta ricercata, da solo è in grado di riconoscere se stesso direttamente, non richiede alcun intermediario o mezzo o sforzo di qualunque tipo. L’Amore non ha bisogno di oggetto. L’Amore è ciò che non conosce alcun senso di dualità. Nessun senso di alterità. Quando l’Amore è vero di noi allora tutto è visto essere Uno e in questo riconoscimento la ricerca finisce.

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Desire

C’è un desiderio che sorge nella forma umana che è più forte di tutti gli altri desideri, un desiderio di cui tutti gli altri desideri sono solo una versione annacquata. Questo desiderio è il desiderio di essere senza desideri, di essere assolutamente privi di quell’energia che sorge e che viene vissuta come desiderio. Quando eravamo bambini piccoli siamo stati in questo essere senza desideri, ma questo stato naturale originale è stato perso quando ci è stata impiantata nella mente l’idea del tempo da parte degli adulti che vivevano intorno a noi. Ci hanno insegnato che un altro momento, che in verità non esiste, conteneva qualcosa di più del momento in cui eravamo presenti e un senso di mancanza è sorto all’interno di quello che era essenzialmente un’esperienza piena e completa. Da allora in poi abbiamo perso quell’essere senza desideri che fino a quel punto ci aveva accompagnato sempre e siamo divenuti estranei al nostro stato naturale.

Quindi c’è anche un conflitto con il desiderio di essere senza desideri in quanto comporta la morte di colui o colei che al momento ci si immagina di essere. Quello che siamo veramente è completo e sempre presente, ma quello che immaginiamo che sia il nostro sé è per sua natura incompleto e deve rimanere tale per poter sopravvivere. Questi vive nell’immaginario passato o futuro come un immagine nella mente che si aggrappa a se stessa. Ciò che desideriamo di più è l’assenza di noi stessi in quanto immaginari esseri separati, visto che come tali c’è sempre conflitto e sofferenza. Queste cose sono presenti perché in realtà la separazione non è vera di noi e fino a quando colui che immaginiamo di essere non se ne andrà, il disagio presente in questo concetto resterà.

Questo è il dilemma dell’ego, di colui che è immaginario, il suo desiderio più profondo è quello di morire all’illusione di se stesso ed essere libero, dato che intuitivamente ogni essere umano sa che la libertà significa essere liberi dall’illusione di essere degli individui separati. La vera libertà è libertà dall’individuo immaginario, non è la libertà dell’individuo.

Quando il concetto di ego è considerato come vero, questo desiderio è di primaria importanza dato che c’è sofferenza in ogni momento della propria vita dell’illusione che si ha di se stessi.

Anche se uno può ingannare gli altri facendogli credere che vera felicità o l’illuminazione siano accaduti uno non può ingannare se stesso perché ci sarà la sensazione di qualcosa che manca nell’esperienza di ogni momento. Che cosa è sentito come mancanza è l’assenza della totalità che era presente nell’infanzia, prima del cadere nell’illusione della apparente separazione.

È questo senso di mancanza che dà luogo alla ricerca. Questa ricerca continua ad accadere in ogni forma umana fino a quando questo senso di separazione scompare quando si è visto che colui o colei che ci si immagina di essere non è un’entità reale, ma semplicemente un’altra attività che sorge nella coscienza, un altro pensiero che appare.

L’io o il me che ci si immagina di essere è un’illusione, un’idea, e come tale non è mai sicuro, è sempre sotto la minaccia delle circostanze mutevoli in cui si trova e quindi per quest’uno la vita è terribile. Il me cerca comfort e sicurezza in ogni momento, esso è sempre alla ricerca di un’immagine meglio costruita di se stesso nel suo desiderio di essere qualcosa.

La verità è che non siamo un qualcosa ma ciò in cui il qualcosa fa la sua comparsa. Noi siamo il soggetto non l’oggetto, il testimone dell’immagine e non che l’immagine stessa. Come questa testimonianza siamo sempre presenti e immutabili, a differenza di ciò che è stato testimoniato che è sempre mutevole e diverso in ogni momento. Come colui che ci immaginiamo di essere siamo sempre in un processo di divenire ma come ciò che siamo veramente siamo solo Essere, sempre presenti e senza tempo.

Quando l’Essere è riconosciuto come la verità di se stessi allora c’è di nuovo interezza senza alcun senso di essere qualcosa o qualcuno e si vede che questa assenza di una qualsiasi immagine è in realtà la presenza eterna, la nostra vera natura. All’interno di questa presenza tutto ciò che appare lo fa come Uno e questa Unità è se stessi.

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Choice

Affinché accada una scelta deve sorgere un’attività nella mente, come dialogo interiore di parole. Si può presumere che ci sia qualcuno che metta insieme queste parole, ma quando si esamina più da vicino la cosa si vedrà che le parole, che sono semplicemente azioni che sorgono nella coscienza, stanno solo apparendo e sono osservate come presenti dal ‘me’ solo DOPO che sono apparse. Chiaramente allora il ‘me’ è non il produttore di questi pensieri, ma in sé è solo un altro pensiero che sorge dopo l’iniziale pensiero e rivendica come quel pensiero sia stato prodotto dal ‘me’. Quando si riconosce con chiarezza il pensiero del ‘me’ esso è visto semplicemente come un pensiero.

Dato che tutti i processi decisionali comportano un pensare e dato che tutto il pensiero è involontario – in quanto ogni pensiero sorge senza essere pre-pianificato da nessuno – ogni scelta o decisione viene fatta come un’azione che sorge nella coscienza di cui non c’è nessun controllore.

Persino il pensiero “Io penso” o “Io sono il pensatore, il produttore di questi pensieri” semplicemente sorge e non è in realtà prodotto da qualcuno o un qualcosa chiamato ‘Io’ o ‘me’.

Questo desiderio di rendere il ‘me’ il controllore di ciò che sorge come pensiero viene quando si immagina che ci sia un ‘me’ come il pensatore dei pensieri, mentre quando si indaga si vedrà che c’è pensare ma nessun pensatore. C’è fare, ma non c’è nessun agente. Questo desiderio che sorge è anch’esso semplicemente un’azione della coscienza, anch’essa impersonale. Non esiste infatti alcun desiderio personale, dato che tutti i desideri sorgono impersonalmente, poiché la cosiddetta persona è una credenza e niente di più, ancora una volta è solo un pensiero che sorge.

Quando questo fatto comincia a essere ovvio l’immaginario controllore inizia a perdere di vista se stesso ogni tanto, mentre la realizzazione che non c’è che nessun controllore personale incaricato di nulla comincia a prendere il sopravvento e l’immaginario autore delle azioni si dissolve.

Questo può essere un periodo strano, perché a quel punto si vede che non c’è nessun produttore di quello che sorge come esperienza del corpo/mente ed eppure questa comprensione non si è ancora pienamente affermata e così ogni tanto il ‘me’, l’immaginario controllore, ritorna in gioco come abitudine. Alla fine la rivendicazione di ciò che è fatto semplicemente si dissolve nel nulla, lo stesso nulla da cui tutti i pensieri assieme a tutto il resto sorgono.

Quindi ciò che rimane è il vedere, fatto da nessuno, che tutte le azioni sorgono, siano esse l’azione di un pensiero o di una sensazione o di una  azione fisica che avviene spontaneamente. Non c’è nessun piano preventivo, nessun destino, nessuno scopo o ragione per quello che sta avvenendo, tutto sta accadendo semplicemente a nessuno.

Ciò che vede quello che sta accadendo è il nulla. Questo nulla è immobile ed eterno e quando un’attività accade in esso allora è immediatamente riflessa su questa atemporalità inattiva come un’attività del tempo e quindi riconosciuta accadere.

Non c’è nessuno, nessuna persona, che veda il sorgere le azioni. Esse sono in verità testimoniate non da una persona come immaginato in precedenza, ma dalla stessa costante consapevolezza senza tempo ovunque e ogni volta che esse si presentino.

Questo è sempre il caso, anche quando si immagina che ci sia un qualcosa o qualcuno che veda ciò che sta avvenendo. In questo modo, quando l’illuminazione accade e l’individuo immaginario si è dissolto in un chiaro vedere, tutto ciò che è realmente differente è che il ‘me’ non è più presente a ciò che avviene, sostenendo che quel che accade sia un risultato della sua stessa presenza. Le cose continuano a succedere come fenomeni che sorgono, ma non esiste più il concetto che qualcuno stia facendo qualcosa o che stia accadendo a qualcuno.

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